"Il saggio sa che la vita non è che una fiammella scossa da un vento violento"
iscrizione su un bassorilievo di Angkor, Cambogia
Forse, proprio in questi mesi,
alcuni scienziati hanno toccato
l'ormai esile punto di rottura
fra sapienza utile e onnipotenza autodistruttiva.
Sono stati creati in laboratorio topi
che si avvicinano
senza alcuna paura ai gatti,
cani, pesci e maiali fluorescenti.
Animali che camuffano e replicano
la propria natura, ma sotto mentite spoglie.
E' proprio così utile intaccare
il patrimonio genetico di ognuno,
sapere con esattezza scientifica
quando e di che malattia si morirà,
far sopravvivere l'uomo
- fine ultimo di ogni esperimento -
a dispetto del ciclo naturale degli esseri viventi?
Spero si possa tornare indietro,
a epoche più rischiose eppure più sane.
Grazie a sei giorni passati in Brasile
ho capito una cosa: non voglio
vivere in una città piena di grattacieli. Tanto meno,
in una città che si annuncia - con una skyline irta di torri -
già 30 chilometri prima della pista d'atterraggio.
Sao Paulo do Brasil, un mostro architettonico che
resterà impresso nella mia mente da "cugino di provincia"
per i palazzi da 50 piani affiancati, per le strade ombrose
anche quando il sole picchia a mezzogiorno,
per uno splendido canale che
taglia in due la città e raccoglie i liquami di 20 milioni di persone,
e per i cittadini che possono vantare la seconda flotta di elicotteri al mondo,
dopo quella di New York. Manco fossero pescherecci...
Un bello e illuminante passo dal sito meditare.it, in risposta al quesito di un utente:
"Luna mi ha scritto dicendomi che la meditazione è un'attività spirituale molto seria. Le rispondo subito.
Meditare per gioco
Ciao Luna, cercherò di farti un piccolo regalo con un commento un po' più ampio del solito e riferito al tuo interessante messaggio. Tu ritieni che sia impossibile "meditare per gioco". Se rammento bene, la frase cui accenni fu la risposta ad una persona con problemi di ansia. Tuttavia, ascolta, non è possibile meditare con uno scopo, altrimenti il massimo che otterrai sarà l'illusione fittizia di aver raggiunto quel medesimo traguardo che, più o meno coscientemente, ambivi ottenere. Desideri conoscere Dio? Medita con tale obbiettivo e stai pur certa che lo conoscerai! E così via. Non mi dilungo. Qual'é il motivo per cui si medita? Non credo che avvenga giacché ti sei lasciata irretire o affascinare da una terza persona. Sia stato pure un sant'uomo o qualcuno riconosciuto come maestro spirituale.
Forse si medita perché dentro di noi percepiamo in lontananza l'eco indistinta di una circostanza oramai dimenticata, quasi ancestrale. Mi piace credere che la meditazione sia stata la condizione naturale di riposo dei nostri antichissimi progenitori. Quando non era più necessario stare all'erta essi si concedevano una pausa, si rilassavano divenendo consapevoli del battito del loro cuore, poi del respiro.
Così proseguendo si rendevano conto di come il respiro rallentasse e si affievolisse sino a diventare quasi impercettibile. Il flusso dei pensieri, ovvero il profluvio discorsivo delle immagini concettuali seguiva la medesima sorte. Assorti in quello stato recepivano di tanto in tanto i bagliori indistinti di un mondo oltre il mondo, di una realtà molto più articolata di quanto non sia possibile verificare nell'ordinarietà quotidiana. E senza nemmeno rendersene conto conservavano quella sottile consapevolezza di sé stessi sia durante lo stato di veglia che di sogno e sonno profondo.
Semplifico. Forse così nacquero mito, realtà e fortuna della meditazione. Meditare come per gioco e senza scopo equivale, quindi, a ritrovare fiducia, seguire se stessi, le proprie intime necessità, le peculiari intuizioni fondamentali. Corrisponde, infine, a riscoprire la dimensione giocosa, "spensierata" della vita, senza la quale ogni sforzo e tentativo di serietà sarebbe comunque destinato ad un paradossale, quanto perentorio insuccesso.
nick.salius"
Fab se ne è andato in Brasile per un servizio, a me il compito di tener vivo il blog.
Auguri a Fab.
DISPERATO?!
"La prova portò il fratello H. fino alla disperazione, e disperazione è il risultato di ogno serio tentativo di comprendere e giustificare la vita umana. Disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di sostenere la vita con la virtù, con la giustizia, con la ragione, e di soddisfare le sue esigenze. Al di qua di questa disperazione vivono i fanciulli, al di là i risvegliati. L'imputato H. non è più un fanciullo e non è ancora interamente risvegliato. Si trova ancora nella disperazione. La attraverserà e con ciò presterà il suo secondo noviziato."
"Non possiamo misurare lo spirito nazionale
sulla base dell'indice Dow Jones
né i successi del Paese sulla base
del Prodotto interno lordo.
Il Pil comprende l'inquinamento dell'aria,
la pubblicità delle sigarette,
le ambulanze per sgombrare le autostrade
dalle carneficine del fine settimana. Contabilizza
le serrature speciali per le porte
delle nostre case e le prigioni
per coloro che cercano di forzarle...
comprende programmi televisivi che
valorizzano la violenza
per vendere prodotti violenti ai bambini.
Cresce con la produzione di napalm, missili
e testate nucleari, comprende anche ricerche
per migliorare la disseminazione
della peste bubbonica, si accresce
con gli equipaggiamenti che la polizia utilizza per sedare le rivolte
e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri
si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il Pil
non tiene conto della salute delle nostre famiglie,
della qualità della loro educazione
e della gioia dei loro momenti di svago...
Non comprende la bellezza della nostra poesia
e la solidità dei valori familiari,
l'intelligenza del nostro dibattere e l'onestà dei pubblici dipendenti.
Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali,
né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura
né la nostra arguzia né il nostro coraggio
né la nostra saggezza né la nostra conoscenza
né la nostra compassione
né la devozione al Paese. Misura tutto,
eccetto ciò che rende la vita degna di esser vissuta"
- Robert Kennedy, Kansas City, 18 marzo 1968 -
La vera sconfitta è adeguarsi sempre all'oggi.
Il pensiero dominante dice
che è male esser radicali? E allora
siamo tutti moderati.
Chiamare chi non ha gambe, braccia, vista o udito
"handicappato" è considerato un affronto?
E allora tutti li chiamiamo diversamente abili,
storpiandoli e deformandoli con le parole.
Quando torneremo al coraggio
di chiamare l'essenza delle cose
con il nome che più ci piace, forse,
saremo anche capaci di difendere la nostra identità.